Pacifisti di ritorno

L’ultimo sondaggio Rasmussen segnala la caduta di Barack Obama al 45 per cento del gradimento popolare e l’editorialista David Brooks, sul New York Times, ha scritto che “nella storia dei sondaggi non si è mai visto un presidente americano appena eletto che sia crollato così velocemente”. Il problema, per il presidente, è che i prossimi mesi potrebbero essere peggiori non solo per il tentativo di riforma sanitaria che sembra non piacere alla maggioranza degli americani, ma per la crescente insoddisfazione nei confronti della guerra in Afghanistan.
5 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 16:48
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L’ultimo sondaggio Rasmussen segnala la caduta di Barack Obama al 45 per cento del gradimento popolare e l’editorialista David Brooks, sul New York Times, ha scritto che “nella storia dei sondaggi non si è mai visto un presidente americano appena eletto che sia crollato così velocemente”. Il problema, per il presidente, è che i prossimi mesi potrebbero essere peggiori non solo per il tentativo di riforma sanitaria che sembra non piacere alla maggioranza degli americani, ma per la crescente insoddisfazione nei confronti della guerra in Afghanistan.
La Casa Bianca teme di potersi trovare nella stessa situazione di George W. Bush sull’Iraq, a metà strada tra la necessità di portare a termine la missione e le pressioni per fermare la guerra. Finora Obama ha potuto contare sulla mancanza di opposizione alle operazioni belliche in Afghanistan e in Pakistan, al punto da aver aumentato del 50 per cento il contingente militare americano a Kabul e la potenza di fuoco aereo in territorio pachistano. Ma con l’intensificarsi dei combattimenti e il numero record di soldati americani uccisi e di vittime civili afghane dovrà prepararsi a una campagna pacifista d’autunno, in occasione dell’ottavo anniversario dell’inizio della guerra, proprio mentre i suoi generali gli chiedono maggiore impegno e, quasi sicuramente, l’invio di altri ventimila soldati.

L’ondata neopacifista è ancora lontana dall’essere impetuosa come tra il 2004 e il 2006, quando fu domata soltanto dalla solitaria fermezza di Bush e dalla contestatissima scelta di cambiare i generali, inviare più truppe e adottare una nuova strategia politica e militare. Ma i segnali, e in alcuni casi anche i protagonisti, sono identici. La Peace Mom Cindy Sheehan, la madre del soldato Casey ucciso in Iraq che si era accampata in segno di protesta davanti al ranch bushiano di Crawford, ha fatto la stessa cosa a Martha’s Vineyard, dove la famiglia Obama ha trascorso le vacanze. Il senatore Russ Feingold, uno dei pochi ad aver votato contro la guerra in Iraq nel 2002, ha proposto un calendario per il ritiro delle truppe dall’Afghanistan, come aveva fatto ai tempi di Bush. I gruppi più radicali hanno prodotto un film “Rethink Afghanistan” che circola su Internet. Il columnist George Will, peso massimo del mondo conservatore e uno dei primi ad aver fatto mancare il sostegno alla guerra in Iraq, dalle colonne del Washington Post ieri ha chiesto a Obama di far rientrare le truppe.